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terremoti

Negli ultimi giorni il distretto sismico "Le Murge" è stato interessato da un numero insolito di terremoti (6 dal 12 al 21 gennaio). 5 di queste scosse sono concentrate in una zona compresa tra i comuni di Altamura, Matera e Santeramo in Colle, ad una profondità compresa tra gli 8 e gli 11 km.

Ma che cos'è in realtà un terremoto?

Un terremoto, detto anche sisma (dal greco seismos = scossa), è definito come una serie di movimenti del suolo. Il più delle volte tali movimenti sono causati dalla rottura di porzioni della crosta terrestre in seguito a tensioni accumulate nel tempo a causa dei movimenti tettonici.

L'attuale teoria usata per descrivere la risposta delle rocce a questi sforzi è detta teoria del "rimbalzo elastico", elaborata dal sismologo americano Harry Fielding Reid, che osservò lo spostamento dei terreni ai due lati della faglia di San Andreas dopo il terremoto di San Francisco del 1906. Secondo questa teoria le rocce sottoposte ad uno sforzo costante tendono ad avere un comportamento elastico, ossia si deformano accumulando energia. Quando l'energia accumulata raggiunge il "carico di rottura", il blocco roccioso si frattura improvvisamente generando violente vibrazioni che si propagano anche nell'aria (dando origine al "boato") e nell'acqua (maremoti). 

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Da ciò si può dedurre che i terremoti debbano concentrarsi in zone in cui sono attivi movimenti tettonici (fosse oceaniche, dorsali, catene montuose in sollevamento).

Ma qual è la causa delle scosse dei giorni scorsi, che sono avvenute in un territorio tettonicamente stabile come la Puglia?

Per comprenderlo bisogna analizzare le dinamiche (attive ancora oggi) che hanno portato alla formazione degli Appennini.

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Secondo le ipotesi ad oggi più accreditate nell'Oligocene (34-23 milioni di anni fa) la placca di Adria (l'attuale Mare Adriatico) era costituita da un bacino di mare poco profondo che ospitava una serie di piccole isole calcaree, paragonabili a quelle dell'attuale Dalmazia, la più orientale di esse era la Piattaforma Apula, emersa già nel Cretaceo superiore. A ovest di essa vi era uno stretto corridoio marino più profondo, il Bacino Lagonegrese-molisano. A partire dal Miocene (circa 20 milioni di anni fa) nel Mediterraneo Occidentale si sono attivate delle dorsali che hanno portato alla separazione della Sardegna e della Corsica (blocco sardo-corso) dal continente, con la conseguente formazione del Mar di Sardegna e alla formazione del Mar Tirreno.

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Al giorno d'oggi l'orogenesi ha ormai interessato anche il Bacino Lagonegrese-Molisano, del quale si rivengono soltanto dei sedimenti argillosi di mare profondo. Esso è andato a ricoprire la parte più occidentale della Piattaforma Apula, che è andata così a costituire l'area di avanfossa (area ad elevata subsidenza parallela al fronte lungo il quale "avanza" la catena montuosa) dell'Appennino meridionale. L'area più orientale della piattaforma carbonatica va a costituire l'area di avanpaese (area non ancora interessata dell'orogenesi). Questa zona è comunque soggetta a tensioni dovute alle spinta in direzione W-E dell'Appennino che generano una serie di fratture (faglie) nel calcare causando il sollevamento di alcune aree (horst) e l'abbassamento di altre (graben).

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 Durante il Pliocene (5-2 milioni di anni fa), il mare tornò a ricoprire parte della Piattaforma Apula, in particolare l'area più occidentale, che costituisce l'attuale Fossa Bradanica (avanfossa). Qui in questo periodo si depositarono i sedimenti di origine continentale che si rinvengono attualmente, formati dallo smantellamento da parte degli atmosferici della neonata catena appenninica e trasportati dai corsi d'acqua. In seguito quando questi territori sono emersi i fiumi che li hanno percorsi (in particolare il Bradano e il Basento) hanno formato le attuali valli.

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I sismi presi in considerazione interessano una zona non lontana dall'area di avanfossa (che quindi probabilmente risente maggiormente delle tensioni causate dalla vicina orogenesi) e hanno un ipocentro posto al di sotto della piattaforma carbonatica, la cui profondità è intorno ai 3-4 km (anche se nelle aree più occidentali, quando è al di sotto dei sovrascorrimenti raggiunge profondità maggiori). Perciò essi interessano probabilmente strati più antichi, che però sono soggetti a tensioni simili a quelli sovrastanti. Non avendo dati accurati si può comunque supporre l'attivazione di una faglia intorno ai 10 km di profondità nell'area interessata dai terremoti, ma nulla che contraddice le attuali ipotesi sulla geologia dell'Italia meridionale.

Discussione Utenti
Re: Analisi dei Fenomeni Sismici sulle Murge -- Hello Spank
Sunday, 01 February 2015 20:52
Veramente complimenti per l'articolo di un tema che molto mi sta a cuore.
Re: Analisi dei Fenomeni Sismici sulle Murge -- PasqualeMiglionico
Saturday, 31 January 2015 18:44
Un ringraziamento va anche @%1;, che mi ha aiutato nella revisione dell'articolo
Re: Analisi dei Fenomeni Sismici sulle Murge -- DanieleChierico
Thursday, 29 January 2015 23:35
Ragazzi un articolo stupendo...veramente non leggevo uno così completo da tempo! Complimenti!

Inviato dal mio GT-I9070
Re: Analisi dei Fenomeni Sismici sulle Murge -- gianvi97
Thursday, 29 January 2015 21:12
Un enorme grazie a Pasquale Miglionico!
Re: Analisi dei Fenomeni Sismici sulle Murge -- king
Thursday, 29 January 2015 17:57
Veramente un ottimo articolo e anche molto interessante per un ignorante in materia come me!!

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