Meteone
 

A inizio 2019 l'Inverno ha fatto la voce grossa al centro-sud e soprattutto su Puglia e Basilicata portando gran freddo e neve fin sulle coste.

Tra il 3 il 5 gennaio un'importante ondata di gelo ha interessato il centro-sud colpendo soprattutto Puglia e Basilicata: sulle nostre regioni sono stati tre giorni di gran freddo, venti di tramontana e neve che è tornata a cadere anche su coste e pianure.
 
DINAMICA Nei primi giorni del 2019 una vasta saccatura proveniente dalla Scandinavia ha investito l'Europa orientale, i Balcani e successivamente anche l'Italia pilotando verso il Mediterraneo una massa d'aria molto fredda di matrice artico-marittima capace di assumere connotati parzialmente continentali grazie anche al freddo latente nei bassi strati sulla penisola Balcanica: sul basso adriatico si sono registrati fino a -10/-11 a 80hpa (circa 1500 metri) e fino a -40 a 500hpa (circa 5000mila metri). 
 
Il peggioramento ha avuto inizio la sera del 2 gennaio col transito del fronte freddo che ha portato piogge e prime nevicate in collina ma ha raggiunto il culmine tra pomeriggio del 3 e tutta la giornata del 4 gennaio, quando il nucleo gelido in quota si è posizionato sul basso Adriatico: la neve ha fatto la sua comparsa praticamente ovunque, cadendo abbondante sui rilievi e in alcuni casi anche sui litorali.
 

FOTO L'album con tutti gli scatti della neve in Puglia e Basilicata

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La spiaggia di San Pietro in Bevagna (Manduria, Ta) imbiancata - foto di Matteo Devalerio
 
 
GLI ACCUMULI Durante l'ondata di maltempo, a parte poche eccezioni, quasi tutte le zone di Puglia e Basilicata hanno visto la "dama bianca", con o senza accumulo. 
 
In Puglia Nel foggiano i maggiori accumuli si sono registrati sul Subappennino dauno (Faeto, Bovino e limitrofi) Sul Gargano accumuli fino a 20 centimetri (San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo) mentre sulle coste e sul tavoliere si sono viste solo fioccate o veloci imbiancate di pochi centimetri. Stesso discorso per la pianura della Bat mentre non si superano i 10 centimetri le alture di Spinazzola e Minervino.
 
Sul barese a fare la voce grossa è la Murgia (Altamura-Santeramo-Gravina) dove si sono superati spesso i 35cm e in alcune zone si è andati anche oltre i 40. Accumuli compresi fra 20 e 30 centimetri anche sul resto dell'entroterra (Cassano, Acquaviva, Noci, Gioia del Colle) mentre Bari città e l'hinterland hanno visto a malapena fioccate o veloci imbiancate fino allecoste. I comuni più a sud-est si attestano fra i 5-10cm di Locorotondo e i 15-20cm di Alberobello.
 
Sul Tarantino accumuli rilevanti (fino a 20cm) si sono registrati nelle zone più a ridosso delle murge baresi (fino a imbiancare le coste di Ginosa e Castellaneta), nella zona di Martina Franca e in quella di Manduria. Meno colpita la costa tarantina centrale dove il capoluogo ha visto solo veloci fioccate, anche se zone limitrofe (Statte) hanno registrato qualche centimetro di accumulo. Nel resto del Salento notevoli gli accumuli fin sulle coste (anche 20 cm) sull'alto leccese ionico (soprattutto Porto Cesareo), sul brindisino interno (specie Francavilla Fontana-Oria) e anche sul leccese adriatico (punte oltre i 15). Meno colpite in queste zone i litorali adriatici del brindisino con veloci imbiacate o pochi centimetri e ancora meno la costa a sud di Gallipoli dove sono state segnalate solo brevi fioccate.
 
In Basilicata Gli accumuli più ingenti si sono registrati sul materano, ridosso delle Murge baresi, dove si sono superati i 30 centimetri. La neve si è è spinta anche sulle pianure e coste ioniche dove sono state imbiancati i litoriali di Bernalda (Metaponto) e la marina di Pisticci.
 
Accumuli anche sul potentino settentrionale, in particolare sulle zone a ridosso della Campania (20-30cm) mentre ha visto meno neve la zona di Melfi (5cm) e del Vulture (intorno ai 10cm) e ancora meno Potenza città. Fioccate o leggere imbiancate, invece, sul resto della provincia.
 
 
neve 3-5 gennaio19
Gli accumuli di neve registrati tra il 3 e il 5 gennaio su Puglia e Basilicata: si tratta di una stima basata sulle segnalazioni.
 
 
Come dimostrano i dati, anche in questo caso si sono registrati accumuli non omogenei con zone colptie duramente dalla neve e altre interessate marginalmente o letteralmente "saltate": questo accade perché in assenza di una circolazione depressionaria ben strutturata,  le precipitazioni scaturite dall'irruzione fredda sono state quasi unicamente frutto dell'"effetto neve" dell'Adriatico conosciuto come ASE (Adriatic Effect Snow) o ASES (Adriatic Sea Effect Snow): bande nuvolose, spesso semi-stazionarie, che danno vita a fenomeni irregolari, alcune volte anche isolati.
 
Ogni anno quando le irruzioni fredde colpiscono l'Italia, il Mediterraneo reagisce dando vita a questo fenomeno, largamente descritto negli studi americani sui Grandi Laghi. In questa regione l'effetto neve è invece conosciuto con il nome di LES (Lake Effect Snow, in italiano Effetto Neve da Lago).
 
 
nasa sat 4 gennaio 2019
Lo scatto del satellite NASA di venerdì 4 gennaio: si notano le bande nuvolose che si formano sul mare e colpiscono in maniera irregolare il medio-basso versante adriatico italiano. 
 
 
LA SPIEGAZIONE L'effetto neve si ricrea su ogni superficie liquida, quindi non fa differenza se oceano, mare o lago, che abbia una differenza di temperatura minima con la massa d'aria fredda in contatto di 16°C e una superficie liquida abbastanza ampia per permetterne la sua formazione. Ci sono altre condizioni necessarie per la sua formazione, ma l'approfondiremo in un ulteriore articolo.
 
Generalmente ogni inverno si creano le occasioni adatte per la sua formazione, ma non sempre portano la neve al piano, come successo nell'ultimo episodio. Per avere neve fino al piano e sulle coste sull'Adriatico le termiche in quota infatti debbono necessariamente raggiungere i -7/-10°C a 850hpa (circa 1450 metri, con le dovute differenze dal tipo di aria in entrata, se continentale o marittima). Ricordiamo che la stessa dinamica accade anche sul Tirreno e Ionio, come dimostrano gli eventi nevosi di rilievo in Sicilia e Calabria.
 
Cosa accade quando la massa d'aria fredda colpisce l'Adriatico? Non ci dilungheremo molto nella spiegazione fisica, ma daremo degli spunti generali. La massa d'aria fredda in entrata, una volta attraversato l'Adriatico, solleva calore e umidità. Per convezione iniziano a crearsi piccoli cumuli che, man mano che proseguono sulla superficie, si ingrandiscono ulteriormente, apportando forti rovesci sulla terraferma, nevosi se le termiche lo permettono.
 
Gli accumuli più importanti però si verificano quando queste "bande nevose", chiamate dagli appassionati "trenini" (per la loro forma caratteristica), colpiscono i rilievi collinari e appenninici dell'Adriatico. La cumulogenesi è infatti favorita dal sollevamento "forzato" della massa d'aria che impatta sui rilievi (stau) per questo motivo gli accumuli maggiori si verificano sempre nell'entroterra, basti pensare agli accumuli record di diversi metri di neve in zone come Capracotta nel Molise e Pescocostanzo in Abruzzo.
 
 
 
Adriatic Effect Snow ASE
Uno schema esemplificativo dell'Adriatic Snow Effect: l'aria fredda in arrivo dai Balcani attraversa il mare Adriatico (più caldo) dando vita a bande nuvolose che, con temperature adeguate, scaricano neve fino in pianura.
 
 
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